Domenico's profileBenvenuti nel mondo di D...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    Articolo 21

    « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »

    "L'arpa che il monarca cantore toccava" (George Gordon Byron)

    L'arpa che il monarca cantore toccava,
    Il Re degli uomini, il diletto del Cielo,
    Che la Musica consacrò piangendo sulle note
    Che il suo cuore dei cuori aveva reso
    – Raddoppi le lacrime – ha le corde spezzate!

    Placava uomini d'indole ferrigna,
    Dava loro virtù nuove, né orecchio era
    Così duro né anima così fredda
    Che a quel suono commossi non ardessero:
    La lira di David divenne più potente del suo trono.

    Essa narrava i trionfi del nostro Re,
    Glorificava il nostro Dio, faceva
    Risuonare le nostre valli liete;
    Si chinavano i cedri, i monti si assopivano;
    Quel suono andava al cielo e là restava!

    Benché non sia più udito sulla terra, da allora
    Devozione e il figlio Amore ancora impongono
    All'anima che sgorga d'innalzarsi
    A suoni che paion giungere dall'alto, in sogni
    Che l'ampia luce del giorno non può disperdere.

     

    UNA CAROGNA (Charles Baudelaire)

      Ricordi tu l'oggetto, anima mia, che vedemmo quel mattino d'estate così dolce? Alla svolta d'un sentiero un'infame carogna sopra un letto di sassi,

    le gambe all'aria, come una femmina impudica, bruciando e sudando i suoi veleni, spalancava, con noncuranza e cinismo, il suo ventre pieno d'esalazioni.

    Il sole dardeggiava su quel marciume come volendolo cuocere interamente, rendendo centuplicato alla Natura quanto essa aveva insieme mischiato;

    e il cielo contemplava la carcassa superba sbocciare come un fiore. Il puzzo era tale che tu fosti per venir meno sull'erba.

    Le mosche ronzavano sul ventre putrido donde uscivano neri battaglioni di larve colanti come un liquame denso lungo gli stracci della carne.

    Tutto discendeva e risaliva come un'onda, o si slanciava brulicando: si sarebbe detto che il corpo gonfio d'un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.

    E tutto esalava una strana musica, simile all'acqua corrente o al vento, o al grano che il vagliatore con ritmico movimento agita e volge nel vaglio.

    Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno: schizzo, lento a compiersi, sulla tela (dimenticata) che l'artista condurrà a termine a memoria.

    Dietro le rocce una cagna inquieta ci guardava con occhio offeso, spiando il momento in cui riprendere allo scheletro il brano abbandonato.

    - Eppure tu sarai simile a quell'immondizia, a quell'orribile peste, stella degli occhi miei, sole della mia natura, mia passione, mio angelo!

    Sì, tu, regina delle grazie, sarai tale dopo l'estremo sacramento, allora che, sotto l'erba e i fiori grassi, andrai a marcire fra le ossa.

    Allora, o bella, dillo, ai vermi che ti mangeranno di baci, che io ho conservato la forma e l'essenza divina di tutti i miei decomposti amori.

    NON è CHE L'INIZIO

     
     NON è CHE L'INIZIO 
     
     
     
      
     
     

    così è la vita

    Un mese fa finiva tutto, il sogno della vita arrivava al capolinea. Tanti sono i giorni, gli attimi i momenti che non vedremo più.
    Un mese fa si spegneva una candela, una stella cadeva dal cielo, un fiore appassiva. Così è la vita concluderebbe qualcun'altro oppure  è destino è colpa del fato.
    Già il fato....che brutti scherzi che fa.
    Questi momenti ci fanno cadere giù ma in contemporanea ci fanno forti è duri.
    Certe cose bisgna accettarle perchè così è la vita.